Dean Falk

Intervista 30.11.2011
Dean Falk è un’antropologa dell’evoluzione Americana, che divide il suo tempo tra Santa Fe, New Mexico dove è Senior Scholar alla School for Andvanced Research (SAR) e Tallahassee, in Florida, dove è Hale G. Smith Professor di Antropologia alla Florida State University, dove è stata direttore del Dipartimento di Antropologia dal 2002 al 2008. Le sue richerche si incentrano sull’evoluzione del cervello umano (paleoneurologia) e l’emergere del linguaggio, della musica, dell’arte e delle scienze ad esso connesse.
 

Dean Falk ha pubblicato numerosi articoli e libri scientifici, e ha tenuto diverse conferenze sull’evoluzione, sia ad un pubblico di specialisti che ad un pubblico generico. Le sue ricerche più recenti vertono sullo studio del cervello di una specie controversa chiamata Hobbit, che rappresenta una specie umana recentemente scoperta (Homo Floresiensis) e uno studio sul cervello di Albert Einstein. Ha anche svolto ricerche sull’importante ruolo che le donne e i bambini svolgono durante l’evoluzione umana, che ha documentato nel libro "Finding Our Tongues; Mothers, Infants & Origins of Language".

-Secondo la sua teoria il linguaggio sarebbe nato come una necessità delle madri di tenersi in contatto con i propri piccoli mentre erano sugli alberi a cercare cibo. Quali sono le basi di questa teoria?

La basi di questa teoria le ho scritte quando mi trovavo in Italia. Circa dieci anni fa, stavo seguendo una conferenza sulle origini della musica. Stavo ascoltando una donna di nome Ellen Dissanayake che raccontava del linguaggio dei neonati e mi sono resa conto dell'importanza dell'argomento.

Siamo infatti l'unica specie animale ad utilizzare questo tipo di linguaggio con i neonati.  Ho fatto un po' di ricerche e ho trovato che ci sono molte relazioni tra come il bambino ascolta il "motherese" e come successivamente impara a parlare. uesto è stato l'inizio della mia teoria.

-Che cos'è il "motherese"?

Il "motherese" è qualcosa che tu conosci che tutti conosciamo. E' il linguaggio dei neonati: quel modo che abbiamo di parlare con i nostri figli, è un qualcosa di istintivo, quasi automaticamente sappiamo cosa dire. Anche i bambini, hanno una predisposizione acustica nel capirlo, e questo li aiuta in seguito nell'apprendimento del linguaggio. I bambini infatti non nascono conoscendo già una lingua. Alla fine del loro primo anno di vita cominciano a comprendere il linguaggio, a farlo proprio. In questo, il "motherese", li aiuta.

-Rispetto agli altri animali l'uomo passa molto più tempo con la madre. Che ruolo ha questo nello sviluppo del linguaggio?

E' vero, nell'uomo si riscontra uno sviluppo molto più lento, fatto di molti anni di dipendenza dai genitori. Questo permette al cervello di avere più tempo per svilupparsi, di maturare. In questo modo i bambini possono imparare tutto quello che devono imparare per diventare individui produttivi della loro società.

-Nel 2009 ha voluto analizzare il cervello di Einstein, che cosa ha trovato di nuovo?

Dopo la morte di Einstein, il suo cervello è stato fotografato e archiviato, prima che fosse sezionato. Ho analizzato le diramazioni del cervello, quelle che si trovano nella parte più esterna.  Grazie alle fotografie ho notato che erano molto particolari: non la grandezza del cervello, Eistein aveva un cervello di dimensioni normali, ma le diramazioni del cervello, per quello che riguarda la materia grigia.

La parte esterna, che utilizziamo per pensare, con cui facciamo i nostri ragionamenti, quella parte era in Einstein diversa e potrebbe avere a che fare con la sua incredibile genialità.

-Ha trovato qualche somiglianza con il cervello dei musicisti?

Si è vero, Einstein aveva alcune protuberanze nella parte del cervello che controlla la mano sinistra. Secondo alcuni studi fatti su alcuni musicisti, questo tipo di particolarità appartiene ai violinisti o a coloro che hanno suonato lo strumento durante la loro vita e questo potrebbe essere una componente della grande genialità di Einstein (ndr: Einstein aveva suonato il violino in gioventù).